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lavoratori all’estero: ecco come funzionano le assicurazioni sociali

lavoratori estero

 

 

I lavoratori italiani e i lavoratori comunitari che operano in Italia, in una ipotesi di trasferimento o di distacco nei Paesi extra comunitari, hanno il dovere di sottostare alle disposizioni previste dal nostro ordinamento. La normativa principale di riferimento è contenuta nella legge n. 398 del 3.10.1987, dove viene stabilita l’obbligatorietà delle assicurazioni sociali, per i lavoratori operanti all’estero (articolo 1), oltre all’autorizzazione preventiva, necessaria per l’assunzione dei lavoratori da impiegare all’estero (articolo 2).
Inoltre sono forniti specifici criteri per il versamento delle contribuzioni, che vengono calcolate su parametri convenzionali (articolo 4). Oltretutto si ricorda che l’articolo 18 del Decreto Legislativo n. 151/2015, ha abrogato l’articolo 2 della Legge 398/1987 che obbligava il datore di lavoro distaccante di poter richiedere un’autorizzazione preventiva al distacco.

Per poter stabilire il regime previdenziale nel quale versare i contributi, serve stabilire se i lavoratori verranno distaccati in Paesi extra – Ue non convenzionati con l’Italia, oppure se la Nazione di riferimento ha attivato con l’Italia un accordo, anche parziale.
Lavoratori occupanti in paesi extra – Ue non convenzionati
In questi Paesi, il regime previdenziale viene stabilito dall’articolo 4 della legge 398/1987, che prevede un obbligo di versamento dei contributi in Italia per i datori di lavoro italiani e stranieri che madino lavoratori in Paesi non convenzionati.
Le contribuzioni sono determinate in base alle retribuzioni convenzionali che il lavoratore percepisce ogni mese e sono stabilite in modo differente per tipologia di aziende e per qualifica dello stesso, fissate dal Ministero del lavoro all’inizio di ogni nuovo anno. Questi valori, si riferiscono alle retribuzioni medie, previste dai contratti collettivi di categoria, che sono maggiormente presenti per i lavoratori occupati sul territorio nazionale.
Il Decreto Ministeriale, emanato ogni anno evidenzia che i lavoratori per i quali sono previste fasce di retribuzione, la retribuzione convenzionale imponibile è determinata sulla base del raffronto con la fascia di retribuzione nazionale corrispondente.
Per “retribuzione nazionale” si intende il trattamento previsto per il lavoratore dal contratto collettivo, “che comprende degli emolumenti riconosciuti per accordo tra le parti”, con esclusione dell’indennità estero. L’importo così calcolato va diviso per dodici e, raffrontando il risultato del calcolo con le tabelle del settore di corrispondenza, deve essere individuata la fascia retributiva da prendere come riferimento, ai fini degli adempimenti contributivi.
L’esclusione della “indennità estero”, ai fini della definizione delle retribuzioni convenzionali, ha fatto nascere un contenzioso significativo. In linea generale, questi importi sono riconosciuti limitatamente al periodo della permanenza all’estero, ed hanno di solito lo scopo, di ristorare il lavoratore del maggior disagio derivante dalle spese sostenute all’estero del lavoratore.
I valori convenzionali, non possono essere ridotti, in presenza di giornate non coperte da contribuzione; sola eccezione a questa regola, si può avere in caso di assunzione, di licenziamento o di trasferimento, nel corso del mese. In queste ipotesi, l’imponibile mensile deve essere diviso per il coefficiente 26 e ragguagliato alle giornate di lavoro svolto nel mese.
Nel caso di applicazione delle retribuzioni convenzionali, devono essere dovute all’Inps, le seguenti contribuzioni:
– IVS, ASpI, indennità economica di malattia e di maternità, TFR, mobilità,
Sono esclusi i seguenti contributi:
– CIG, CUAF e Fondo di solidarietà residuale (messaggio Inps n. 77 del 12.1.2016)
In una ipotesi di distacco all’estero, i lavoratori dovranno essere gestiti a parte ed inseriti in uno speciale ruolo estero. L’Inps ha inoltre previsto il codice autorizzazione 4C.
Riduzione contributiva
Se consideriamo il fatto che questi Paesi non hanno nessuna convenzione con l’Italia, il lavoratore distaccato dovrà versare, oltre alle contribuzioni in Italia, anche quelle locali, in base al principio della territorialità e secondo la normativa presente nel Paese distaccatario.
Per abbassare questo duplice costo che viene richiesto al datore di lavoro distaccante è prevista una riduzione contributiva pari a 10 punti percentuali. La riduzione spetta per le aliquote complessivamente dovute per l’IVS, DS/ASpI.
La riduzione contributiva dovrà essere esposta nel flusso Uniemens, esponendo, a livello individuale, nell’elemento , contenuto in.
L’elemento dovrà essere compilato indicando in il codice S189, mentre l’importo va indicato nell’elemento che viene riportato nel DM2013 con il codice S 189.
Ricordiamo che suddetti contributi versati, non potranno essere utilizzati dal lavoratore con l’istituto della totalizzazione contributiva, perché per questi Paesi, non è stato stipulato nessun accordo bilaterale.



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